Codice KENNEDY | 10 cose che (forse) non sai sull’omicidio J. F. Kennedy

Codice KENNEDY

Quanti colpi sparò Oswald? Che fine ha fatto la finestra da cui colpì il Presidente? E soprattutto, ci sono ancora documenti segreti sull’omicidio?

Il 22 novembre 2017 si compiranno 54 anni dal giorno in cui il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy venne ucciso da Lee Harvey Oswald, mentre si trovava a bordo di una vettura scoperta con la moglie Jaqueline, durante una visita a Dallas. Di Kennedy e della sua morte si è tornato a parlare recentemente, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che permetterà che gli ultimi documenti ancora segreti sull’omicidio siano declassificati. Trump ha scritto: «A meno di non ricevere ulteriori informazioni, permetterò, in quanto presidente, che i documenti su JFK a lungo bloccati e segreti siano aperti»
Kennedy aveva 46 anni e sul suo omicidio, nonostante il lavoro di diverse commissioni presidenziali, sussistono ancora molte ombre. Ed è forse anche per questo che molti storici considerano il 22 novembre del 1963 il giorno in cui l’America perse la sua innocenza. Ma cosa sappiamo davvero dell’omicidio Kennedy e cosa potrebbe ancora sorprenderci a mezzo secolo di distanza? Ecco 10 aspetti da tenere in considerazione.

1) Omicidi presidenziali.

Quello di Kennedy non è stato il primo omicidio presidenziale nella storia degli Stati Uniti, ma il quarto in meno di duecento anni di storia nazionale. Prima di lui erano stati assassinati Abraham Lincoln, James Garfield e William McKinley.


2) Tre colpi o quattro?

Oswald avrebbe sparato tre colpi in un tempo record: 6,75 secondi. Troppo rapido secondo quelli che non hanno mai creduto alla ricostruzione dell’omicidio da parte della Commissione Warren, incaricata di fare luce su quanto accadde a Dallas. Ma un documentario del canale tv CBS ha dimostrato che invece è un tempo più che ragionevole per un tiratore scelto: mettendone alla prova 11, gli esperti hanno cronometrato un tempo medio di 5,6 secondi per sparare tre colpi. Ma alcuni testimoni asseriscono di aver udito anche un quarto colpo, che sarebbe stato sparato da una collinetta adiacente. Non vi sarebbero però riscontri evidenti.

L’arma utilizzata da Oswald era il moschetto Carcano, usato per molti anni dalle nostre forze armate Conosciuto come 91/38, è un fucile a ripetizione progettato nel 1891 da Salvatore Carcano per l’esercito di Torino. L’esemplare di Oswald era stato fabbricato a Terni nel 1940.


3) Video.

Non solo nel 1963 non esisteva Youtube, ma neppure i suoi creatori erano nati. Dunque Abraham Zapruder, il videoamatore che riprese l’omicidio con la sua telecamera amatoriale, è un precursore a tutti gli effetti. Il video fu in seguito acquistato dalla rivista Life per 150 mila dollari. Ma venne trasmesso in tv solo 12 anni dopo l’omicidio dall rete ABC. Poi il film è stato requisito dal governo, per diventare patrimonio di tutti gli americani, e la famiglia Zapruder ha ottenuto una compensazione di 16 milioni di dollari.


4) La parola agli storici.

Scrive il quotidiano americano The Atlantic che dal 2000 ad oggi 5 autorevoli storici americani che insegnano all’Università hanno pubblicato libri con le ricostruzioni dell’omicidio Kennedy. Strano a dirsi, ma ben 4 di loro credono che Kennedy sia stato vittima di un complotto e che Oswald non abbia agito da solo.

Gerald McKnight dell’Hood College ritiene addirittura che l’omicidio potrebbe essere avvenuto col coinvolgimento di alcuni ufficiali dell’intelligence americana. E altri due colleghi, David Kaiser del Naval War College e Michael Kurtz della Southeastern Louisiana University, concordano che a manovrare i fili di tutta la vicenda sia stata la CIA.


5) Segreti di stato.

Sia la commissione Warren che la famiglia Kennedy optarono per il segreto di stato sui documenti riguardanti l’omicidio. Una scelta boomerang, perché non ha fatto che rafforzare le ipotesi degli scettici. In realtà nel corso degli anni sono stati desecretati più del 90% dei documenti (soprattutto in seguito al film JFK di Oliver Stone). Il restante dovrebbe esserlo nei prossimi giorni, secondo quanto dichiarato dal Presidente Donald Trump. A meno che non ci siano ripensamenti legati alla sicurezza nazionale.


6) I files della CIA.

In una dichiarazione giurata, Delores Nelson, chief information officer della CIA, aveva rivelato che l’Agenzia dispone di circa 1.100 documenti sull’assassinio da tenere sotto silenzio fino al 26 ottobre 2017. “Nessuno di tali documenti è stato mai visto da parte del Congresso degli Stati Uniti”, scrive Jefferson Morley, giornalista del Washingon Post ed esperto di servizi segreti.


7) Coincidenze.

In macchina con Kennedy e la first lady, quel giorno a Dallas c’era il Governatore del Texas John Connally. Un nome che curiosamente comparirà nei verbali delle varie inchieste italiane sulla Loggia Massonica P2: Connally, fervente anticomunista, in seguito ministro del tesoro sotto Nixon, era infatti amico e sodale del venerabile Licio Gelli. Come ha scritto l’ex giudice Ferdinando Imposimato nel libro La repubblica delle stragi impunite: “È sorprendente, ma nelle storie tragiche di Kennedy e Moro si ritrovano gli stessi personaggi, legati alla mafia e alla massoneria, come il governatore del Texas, John Connally, e il suo braccio destro Philip Guarino”.


8) Sondaggi.

All’indomani dell’omicidio nel 1963, il 52% degli americani credeva che Kennedy fosse vittima di una cospirazione. Nel 1976, dopo la guerra del Vietnam e il Watergate, la teoria del complotto convinceva ben l’81% degli americani. La cifra si è leggermente ridotta nel 2003, in piena era Bush, quando intervistati, 3 americani su 4 si sono detti convinti che la verità sull’omicidio Kennedy sia ben diversa dalla versione ufficiale.


9) La finestra in vendita.

La finestra del deposito di libri della Texas School di Dallas da cui Oswald sparò a Kennedy è stata prima smontata, poi messa in vendita su eBay, dove un misterioso acquirente si era offerto di acquistarla per 3 milioni di dollari (ma si è scoperto che era un bluff).


10) L’abito di Jackie.

L’abito indossato da Jackie il giorno dell’omicidio fu prelevato dagli investigatori e messo al sicuro nell’archivio nazionale, dove si trova ancora oggi… senza mai essere stato lavato.

Articolo di Eugenio Spagnuolo per FOCUS


 

 

Chi ha ucciso John Fitzgerald Kennedy?

Molti statunitensi non credono che Lee Harvey Oswald sia stato il solo a sparare al presidente. Ma tutti gli interrogativi, nonostante la commissione Warren e milioni di documenti e perizie prodotti sul caso più controverso della storia Usa, restano aperti.
Cosa si nasconde dietro l’assassinio di Kennedy e perché dopo oltre mezzo secolo l’evento è ancora avvolto nel mistero?

DALLAS, 22/11/63 – Sono le 11.40 di venerdì 22 novembre 1963, quando il presidente degli Stati Uniti e la first lady Jacqueline arrivano all’aeroporto di Love Field a Dallas. E’ l’inizio di una visita ufficiale programmata cinque mesi prima dal capo della Casa Bianca, dal suo vice Lyndon Johnson e da John B. Connaly, governatore del Texas. E’ previsto che la limousine presidenziale compia un giro di 45 minuti per la città fino al Trade Mart, passando tra la gente, a dimostrazione della popolarità personale di cui gode Kennedy. Il percorso è approvato il 18 novembre e pubblicizzato sui giornali fin dal giorno successivo.
Alle 12.30, però, Kennedy viene ferito mortalmente da colpi di fucile, sparati dall’operaio, attivista ed ex militare Lee Harvey Oswald. Stando alle versioni ufficiali, il primo colpo di arma da fuoco diretto verso Jfk parte all’altezza della Texas School Book Depository. Il secondo colpo risuona in rapida successione e colpisce Kennedy da dietro, entrando nel collo, un altro la testa, ed è quello fatale. Il presidente si accascia sulle ginocchia della moglie Jacqueline e all’una di notte, al Parkland Hospital di Dallas, muore dopo aver ricevuto i sacramenti.

IL PROIETTILE ‘MAGICO’ – Secondo la commissione Warren, istituita per indagare sull’omicidio, i tre colpi che uccisero Kennedy e ferirono il governatore Connaly furono sparati dalla finestra del sesto piano posta all’angolo di un edificio che ospitava un deposito di libri scolastici. Un primo sparo del fucile andò a vuoto. Un secondo colpì sia il presidente che il governatore a distanza di circa 4 secondi l’uno dall’altro causando ben sette ferite. E’ il famoso ‘magic bullet’, il proiettile ‘magico’ che riuscì a rimanere integro, secondo l’avvocato Arlen Specter. Il terzo colpo ferì mortalmente il presidente.

I DUBBI – I punti sui quali si continuano a concentrare i dubbi sono numerosi: prima di tutto la Dealey Plaza, la collinetta erbosa dalla quale sarebbe partito, stando alle altre versioni che contrastano con i risultati della commissione Warren, il quinto colpo che ferisce Kennedy alla testa. Inoltre, secondo il rapporto firmato dagli agenti dell’Fbi, Frank O’Neill e James Sibert, un proiettile fu rimosso dal corpo del presidente e la sua esistenza venne confermata anche dall’ammiraglio Galvin Galloway. Ma non si poteva trattare di quello che ferì mortalmente alla testa il presidente, perché trapassò il suo corpo. Ciò, stando a coloro che hanno studiato a fondo il caso, lascia aperta una sola possibilità: a sparare a Kennedy non era stata una sola arma. Vi doveva essere qualcun altro appostato oltre a Oswald.

L’IPOTESI DEL SECONDO KILLER – Secondo la versione del procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, sulla quale è incentrato il film di Oliver Stone, ‘Jfk’, il primo colpo manca la limousine. Un secondo ferisce Kennedy alla gola e il terzo, sparato da dietro, ferisce il passante Teague, che si trova a decine di metri dall’auto presidenziale. L’ultimo proiettile, secondo Garrison, ferisce il governatore Connaly, probabilmente sparato da un altro tiratore. Egli stesso, infatti disse che, a suo parere, quando Jfk fu colpito dal primo proiettile era ancora illeso. Ci sono poi le discordanze fra gli autori delle due autopsie. I dottori civili di Dallas hanno parlato dell’esistenza di un altro killer appostato di fronte al corteo, mentre i medici militari di Washington hanno ribaltato il verdetto, dichiarandosi a favore dell’ipotesi dell’assassinio solitario.

OSWALD, L’OMBRA DI CIA E KGB – Rimane avvolto nell’ombra, nonostante la sua biografia sia stata setacciata, anche il personaggio di Oswald, del quale si è detto che fosse sia un agente della Cia che del Kgb. Vi erano due Oswald? E per quale motivo sparò a Kennedy? Un primo scenario si è aperto su un Oswald mentalmente disturbato che con due soli proiettili riesce a uccidere il presidente e a ferire Connaly, quindi va a casa, prende la rivoltella e uccide l’agente Tippit che gli chiede i documenti. Infine, si rifugia nel Texas Theatre e qui viene arrestato dopo la segnalazione di un negoziante.

GLI ‘UMBRELLA MAN’ – Non si è mai saputo chi fossero o cosiddetti ‘umbrella men’, ossia i due uomini che si trovavano vicino a Kennedy quando venne sparato il colpo fatale. Uno dei due teneva un ombrello aperto nonostante la giornata di sole mentre l’altro, sulla curva, agitava le braccia in aria, come mostrano le foto e le immagini realizzate quel giorno dal cineamatore Abraham Zapruder.

LE MORTI MISTERIOSE – Almeno 80 persone coinvolte nel caso Kennedy muoiono, negli anni successivi, in circostanze misteriose. Il primo della lista è Jack Zangretti, ucciso da un colpo di pistola alla testa nel dicembre ’63, l’uomo che sa dei rapporti Oswald-Ruby. Soltanto nel 1964 muoiono, in modo poco chiaro, tredici testimoni chiave. Sono nove le persone morte nel ’65. Dodici nel ’67. Nel ’77, quando stavano per essere riaperte le indagini, scompaiono quattordici testi potenziali.

Articolo di Filomena Fotia

 


 

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